Publicius, il Cerasuolo d’Abruzzo che racconta il tempo: due annate di Vinum Hadrianum a confronto

Publicius, il Cerasuolo d’Abruzzo che racconta il tempo: due annate di Vinum Hadrianum a confronto

 

Tra i vini simbolo dell’Abruzzo, il Cerasuolo occupa un posto unico: rosato solo di nome, ma dotato della struttura e della profondità di un rosso. La sua storia affonda le radici in epoche antiche, quando il Montepulciano – vitigno principe della regione – veniva vinificato “in bianco” per ottenere un vino dal colore cerasa, intenso e brillante. È un vino identitario, che sa raccontare il territorio in ogni sfumatura, dal mare alle colline, dalla mineralità alla frutta rossa croccante, attraversando stagioni e abitudini. Oggi il Cerasuolo è tornato protagonista, espressione autentica di una terra che ha saputo custodire e innovare. Abbiamo avuto l’occasione di assaggiare due annate di Publicius, il Cerasuolo d’Abruzzo di Vinum Hadrianum – 2023 e 2024 – in un evento dedicato alla stampa a Pescara, un viaggio sensoriale guidato dal sommelier Gianni Sinesi attraverso il tempo, il terroir e la visione di una giovane cantina che guarda al passato per proiettarsi nel futuro.

 

Vinum Hadrianum, la rinascita di un’antica tradizioni

Fondata nel 2018, Vinum Hadrianum è una cantina ma è anche un progetto culturale che mira a far rivivere l’antica tradizione vitivinicola di Hadria, l’attuale Atri, in Abruzzo. Il nome stesso è un omaggio al Vinum Hadrianum, il vino dell’Impero Romano considerato tra i migliori dell’epoca, esportato lungo le rotte adriatiche che collegavano Roma al mondo allora conosciuto. A ispirare il logo della cantina è una moneta di bronzo di Hadria, che raffigurava Apollo su un lato e un cantarus, la coppa da vino usata da Greci ed Etruschi, sull’altro: simbolo del legame tra la divinità e Dioniso, dio del vino. Un segno che oggi diventa promessa: quella di onorare il terroir e le sue radici per le generazioni a venire. I vigneti di Vinum Hadrianum si estendono sulle colline teramane, tra i 450 metri di altitudine dei cru più giovani e i 180 metri delle parcelle più antiche, dove nascono uve di Montepulciano, Malvasia e Trebbiano. La filosofia della cantina è chiara: preservare e restaurare, non estirpare. Le uve vengono raccolte a mano in cassette, con una pressatura diretta e interventi minimi in cantina, per lasciare che sia il tempo a modellare la materia.

Cerasuolo d’Abruzzo Publicius: due annate, due anime dello stesso racconto

Durante la degustazione, il sommelier Gianni Sinesi ha guidato i presenti attraverso un viaggio comparativo tra le due annate di Publicius, mostrando come il tempo, il clima e l’esperienza possano scolpire un’identità in evoluzione. Il Publicius 2023 è un vino che “non stanca mai di bere”, ha raccontato Sinesi. Un Cerasuolo morbido, dal carattere antico, che profuma di memoria e tradizione. In bocca si esprime con una mineralità viva e un’acidità gentile, capace di rinfrescare senza mai appesantire. È un vino che invita alla convivialità e che trova abbinamenti perfetti con arrosticini, scrippelle ‘mbusse, pesce come il polpo o una pizza marinara con alici.

 

 

Il Publicius 2024, invece, racconta una nuova maturità: un’annata in cui l’azienda ha raggiunto maggiore equilibrio, mantenendo la spontaneità ma aggiungendo verticalità e tensione. “È un vino di tensione – ha sottolineato Sinesi – che avrà molto da dire in futuro”. All’ingresso mostra una dolcezza apparente, seguita da una spinta acido-minerale che tende verso l’alto. I profumi richiamano lamponi, melograno e agrumi, che “fanno salivare la bocca” e invogliano a un nuovo sorso. Un Cerasuolo che parla di energia, slancio e profondità, perfetto in abbinamento a un brodetto di pesce, ad un arrosto o a una pizza capricciosa.

Publicius, un vino per tutte le stagioni

Publicius è un Cerasuolo che racconta l’Abruzzo tutto l’anno. D’estate con la sua freschezza, d’inverno con la sua rotondità, in autunno e primavera con la sua versatilità e profondità. È un vino che non si limita a rappresentare un territorio: lo interpreta, lo custodisce e lo reimmagina con sensibilità contemporanea. Con Vinum Hadrianum, il Cerasuolo d’Abruzzo si conferma non solo come simbolo identitario della regione, ma come ponte tra passato e futuro, dove la tradizione diventa ispirazione e la storia continua a parlare, calice dopo calice.

https://www.foodnewsitalia.it/2025/11/09/publicius-il-cerasuolo-dabruzzo-che-racconta-il-tempo-due-annate-di-vinum-hadrianum-a-confronto/

 

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