
PESCARA – Ci sono serate che restano impresse non solo per ciò che si assaggia, ma per ciò che si scopre.
L’evento “Abruzzo in due sorsi”, organizzato da Piero Pavone e Angela Ippoliti di Vinum Hadrianum, si è svolto presso l’Amber Wine Corner, lo spin-off della cantina situato nel cuore di Pescara. Interamente dedicato al Cerasuolo d’Abruzzo, l’incontro è stato un momento in cui il vino si è fatto racconto: una narrazione autentica di storia, identità e passione per il territorio abruzzese.

Alla base del progetto c’è la visione di Piero Pavone, fondatore e proprietario di Hadrianum Srl, imprenditore che ha scelto di valorizzare le eccellenze dell’Abruzzo attraverso un approccio capace di coniugare tradizione, cultura e innovazione. Con la nascita di Vinum Hadrianum nel 2018, Pavone ha dato vita non solo a un’azienda vinicola, ma a un vero e proprio laboratorio di rinascita territoriale, con radici profonde nella storia di Atri, antico borgo d’Abruzzo in provincia di Teramo.
Un vino con duemila anni di storia
Vinum Hadrianum non è una creazione moderna, ma la riscoperta di un vino millenario.
Già duemila anni fa era apprezzato nell’antica Roma: lo citano Plinio il Vecchio, Diocleziano e persino l’Imperatore Elio Adriano, le cui origini paterne erano proprio di Atri.
Le testimonianze archeologiche — anfore marchiate con il simbolo di Hatria ritrovate sulle coste della Grecia e dell’Egitto — confermano quanto questo vino fosse già allora un’eccellenza abruzzese esportata nel Mediterraneo.

Tradizione e innovazione in armonia
Oggi quella stessa eredità rivive grazie alla filosofia produttiva di Vinum Hadrianum:
- basso intervento in cantina,
- rispetto della biodiversità,
- uso esclusivo di uve autoctone,
- fermentazioni in anfore di terracotta realizzate a mano dal maestro ceramista di Castelli Marcello Melchiorre, con le stesse tecniche produttive di duemila anni fa, biscotto su biscotto viene posizionato e modellato fin su il bordo.
Il risultato è un vino autentico e contemporaneo, che non imita il passato ma lo fa parlare con un linguaggio nuovo, moderno e sostenibile.

Hadrianum: oltre il vino, la rinascita di Atri
Il progetto Hadrianum non si limita alla produzione vinicola. È un ecosistema culturale che intreccia vino, arte, artigianato e ospitalità.
Tra le iniziative più significative:
- la rinascita della sartoria artigianale abruzzese, con uno stile elegante e identitario;
- il restauro di edifici storici come Palazzo Sorricchio e il Giardino Ducale di Atri;
- la riqualificazione dell’ex opificio Menozzi, che diventerà un polo dedicato all’artigianato e all’accoglienza.
Ogni progetto è un tassello della stessa visione: riscoprire le radici abruzzesi e trasformarle in futuro.
Un territorio che torna a raccontarsi
Ascoltare Piero Pavone significa entrare in contatto con una visione autentica e appassionata dell’Abruzzo: una terra fiera, creativa e sostenibile.
Con Hadrianum, il vino diventa espressione d’identità, profuma di argilla, di colline e di mare.
Ed è proprio da questo spirito che nasce il protagonista della serata: il Cerasuolo d’Abruzzo Publicius.
Due annate, due anime: la degustazione con Gianni Sinesi
Protagonista della serata è stata la degustazione guidata da Gianni Sinesi, raffinato sommelier e consulente dal percorso prestigioso, con un passato al Casadonna Reale di Cristina e Niko Romito (3 stelle Michelin) a Castel di Sangro, L’Aquila.
Sinesi ha condotto un viaggio tra due annate del Cerasuolo d’Abruzzo Publicius – 2023 e 2024 – due interpretazioni dello stesso vino, diverse ma complementari.
Cerasuolo d’Abruzzo Publicius 2024
Un vino “di tensione”, verticale e fresco, dal carattere giovane e vibrante.
Profumi di lampone, melograno e agrumi anticipano un sorso elegante e persistente.
Cerasuolo d’Abruzzo Publicius 2023
Un vino dalla struttura piena e avvolgente, sostenuto da una vibrante acidità. Entrambe le annate nascono da una “cuvée” di uve provenienti da due vigneti di età diverse — uno di 60 anni e uno di 6, con una piccola parte di uve provenienti da un vigneto quarantennale, come nella versione 2024. Nella vendemmia 2023, una parte del vino è stata affinata in anfora per due mesi, conferendo maggiore rotondità e profondità al profilo gustativo.
“Il 2023 è un vino che non ti stanca mai – dice Sinesi – mentre il 2024 è più elegante e teso, con una dolcezza iniziale che evolve in una bellissima tensione gustativa.”
Le altre sorprese in degustazione
- Cerasuolo d’Abruzzo 2021: completamente vinificato in anfora, potente e meditativo, un “vino da riflessione” che racconta la forza del progetto in questo primo esperimento.
- Metodo ancestrale Crepitus: Trebbiano e Passerina danno vita a un vino secco, fresco e agile — un sorso tira l’altro ed è subito estate.
Vi starete chiedendo: 2023, 2024, poi la 2021… ma la 2022? Per l’annata 2022 si è scelto di non andare in bottiglia: le uve non esprimevano il livello qualitativo desiderato. Una decisione che richiama quella del Consorzio del Villamagna DOC per la loro 2023 e che dimostra come, in Abruzzo, ci siano ancora realtà disposte a fermarsi piuttosto che scendere a compromessi. Scelte coraggiose, sempre più rare, che custodiscono il vero valore del territorio. Amo queste voci fuori dal coro, perchè diciamocelo, ci vuole ben poco a far si che una pessima uva si trasformi in un “buon vino”, REPORT docet.
La degustazione è stata impreziosita dai deliziosi finger food di PiùTosto Gastro Bottega, anch’essa realtà atriana, a conferma di come ogni dettaglio sia pensato per valorizzare il territorio e nulla venga lasciato al caso.
Una promessa di ritorno
La degustazione si è trasformata in un viaggio tra annate, esperimenti e visioni, ma soprattutto tra persone che credono nella loro terra.
Il progetto di Piero ed Angela Hadrianum continua a crescere, raccontando un Abruzzo autentico attraverso vini che parlano di tradizione, eleganza e identità.
Presto andrò a visitarli in cantina per scoprire da vicino dove nasce questa magia.
Un plauso va a tutto il team di Hadrianum e, in particolare, all’instancabile energia di Marta Lupoletti, Project Director della cantina, alla conoscenza dell’enologo Alessandro Margioni e all’esperienza di Gilberto Cocciarficco, responsabile della cantina e della gestione dei vigneti: persone di grande spessore umano e di piacevole compagnia, oltre che eccellenti professionisti.
Ci vediamo al prossimo sdijuno!
Giancarlo Pierannunzi